Formazione

«Costringere alla docilità la mano ribelle del lavoro»: il ruolo delle macchine nella rivoluzione industriale

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Articolo di Marco Duò sull'uso capitalistico della tecnologia
In questo articolo Marco Duò cerca di dimostrare come il potere delle macchine nella società capitalista derivi dal bisogno delle classi dominanti di integrare il proletariato in un processo produttivo automatico. Vedremo come la questione tecnica riguardante ritmi, rendimento e ingegneria meccanica si rovesci immediatamente in questione politica. Esplorando le convergenti intuizioni di Ure e di Panzieri sull’uso capitalistico delle macchine, l’autore esamina poi la tendenza all’espansione industriale attraverso la lente della ricomposizione di classe. Nella fase storica in questione, infatti, la borghesia cerca di strappare l’operaio dalla produzione domestica per renderlo adatto ai nuovi cicli del sistema-fabbrica. In questa ricostruzione, non sono le invenzioni tecnologiche in sé a guidare lo sviluppo economico, ma, piuttosto, il ruolo che queste svolgono nella lotta di classe, e quindi non solo la loro capacità di incrementare i margini di profitto, ma anche la loro funzione disciplinare

La classe operaia emiliana di fronte al problema dell’organizzazione

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di Guido Bianchini
​​​​​​​In questo scritto – rielaborazione di Guido Bianchini a un documento molto più esteso presentato all'interno del dibattito sull'organizzazione in Potere Operaio dopo l’autunno caldo del 1969 – gli operaisti di Modena e Ferrara analizzavano a fondo il “modello emiliano” di sviluppo, una particolare via di modernizzazione capitalistica “controllata” e “armoniosa” gestita dalle sinistre e differente da quella avvenuta tumultuosamente a Torino, Milano o Porto Marghera negli anni Cinquanta e Sessanta, centro del ciclo di lotte dell’operaio-massa. 

Tecnologia e organizzazione di classe

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di Guido Bianchini in «Quaderni del progetto», n.1, 1974
Operai e macchine, composizione di classe e tecnologia, lotte e innovazione capitalistica: i due termini sono sempre inscindibili, da osservare nel loro reciproco rapporto. L’estratto che proponiamo, prima parte di Tecnologia e organizzazione di classe di Guido Bianchini, pubblicato nel 1974, è prezioso per mettere a fuoco questa relazione nel processo storico-politico del Novecento, soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione di classe: mostra, infatti, come la vicenda politica della catena di montaggio fordista nasca dalla necessità capitalistica di spezzare la forza del ciclo di lotte di classe internazionali del 1917-1921, incentrata sulla capacità dell’operaio professionale di gestire e comandare l’intero processo industriale.

Cos'è un militante?

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In occasione della nuova edizione, pubblichiamo un estratto di «Il treno contro la storia. Considerazioni inattuali sui ‘17» di Gigi Roggero, uscito per la prima volta nel 2017 a cento anni dal ‘17 sovietico, nella collana Input di Derive Approdi. Con queste pagine non vogliamo soltanto promuovere la lettura del volume ma invitare ad interrogare, come l’intero testo fa più diffusamente, il senso e le forme della militanza rivoluzionaria, obiettivo specifico tra l’altro della nostra sezione formazione. Stretta tra conformismo e banalizzazione, tra chiusura identitaria e appagamento comunitario, tra sindacalizzazione e attivismo idealista la militanza di “movimento” ha esaurito definitivamente il suo potenziale di rottura. Occorre allora tornare al metodo dell’autonomia ovvero a quella «disponibilità continua a sovvertire ciò che si è per distruggere e rovesciare l’esistente».

La tecnologia e il suo ‘altro’

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Il testo che pubblichiamo è il secondo contributo per il cantiere ospitato dalla sezione formazione di Commonware e intitolato: «Per una critica dell'innovazione capitalistica. Scienza e tecnica tra storia, funzioni politiche e soggettività». Andrea Cengia si interroga sulle continuità e discontinuità che hanno accompagnato la  relazione tra tecnologica e modo di produzione capitalistico.

«Bestemmiare nelle risse per aumentare il nervoso»

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Una lettura di "Salario, prezzo e profitto" di K. Marx a cura di Kamo Modena
I militanti non si trovano in natura, vanno prodotti. E su questo siamo tutti d’accordo. Il difficile viene quando siamo a misurarci con la qualità di questa produzione, più che con la quantità – che già, bene o male, è insufficiente. Proprio per tale motivo crediamo che l’ambito della formazione (o autoformazione) militante sia strategico per una soggettività politica collettiva, soprattutto nelle fasi dove l’esercito è ancora tutto da costruire, e più che andare all’assalto si preparano le battaglie a venire. «Bisogna ripartire dall’alto, bisogna ricostruire élite. Allora cerchiamo di creare i migliori. Per un certo periodo è necessario». Sono le parole di un cattivo maestro, che riprendono il filo di una tradizione rivoluzionaria antica. «Creare i migliori», in questo senso, per noi significa la formazione di quadri, avanguardie, militanti politici (chiamateli come più vi è congeniale) capaci di attrezzarsi progettualmente per cambiare i rapporti di forza e di potere, esprimendo uno scarto qualitativo. La ricerca di tale scarto, attraverso cui si misura la potenza politica di un progetto, crediamo sia una strada che debba muovere le nostre buone – ovvero cattive – intenzioni. Per questo pubblichiamo qualche appunto e piste di lettura presi in occasione di un nostro momento di autoformazione di qualche tempo fa su Salario, prezzo e profitto del vecchio Moro di Treviri (edizione di riferimento: Ombrecorte 2019, traduzione di Adelino Zanini), sperando possano essere utili anche fuori da qui.

L'essere umano: un caso complicato

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Il testo che pubblichiamo è il primo contributo del cantiere ospitato dalla sezione formazione di Commonware e intitolato: «Per una critica dell'innovazione capitalistica. Scienza e tecnica tra storia, funzioni politiche e soggettività». Ubaldo Fadini ci offre uno sguardo sul rapporto tra tecnica e uomo prima della nascita del capitalismo, cioè quel sistema sociale che ha intrecciato inscindibilmente macchina tecnica e macchina sociale in un rapporto di dominio e sfruttamento.

Per una critica dell'innovazione capitalistica. Scienza e tecnica tra storia, funzioni politiche e soggettività

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Introduzione al cantiere
La sezione formazione di Commonware lancia un cantiere di ragionamento sul tema della tecnica e della scienza prima del capitalismo e con il capitalismo. Si tratta di tematiche importanti e spesso poco esplorate da un punto di vista politicamente antagonista. Ecco perché ci sembra opportuno che una sezione che vuole produrre contro-formazione si dedichi a un simile approfondimento per comprendere, ma soprattutto per rompere, con il presente.

Operaismo e composizione di classe

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Un saggio di Sergio Bologna
Con qualche decennio di anticipo, il concetto di composizione di classe fa piazza pulita del più vicino, temporalmente, concetto di intersezionalità. Si tratta di due concetti solo apparentemente simili tra loro. Le loro differenze teoriche si traducono in altrettante radicali differenze politiche. In estrema sintesi l’intersezionalità giustappone e interseca le identità oppresse, equiparando la dimensione strutturale di classe a tutte le altre (di genere e razza per esempio, ma la lista delle linee di oppressione si potrebbe allungare); la composizione di classe invece ricomprende le linee di gerarchizzazione lungo le quali la classe è scomposta e articolata dentro la dimensione di classe stessa. Questa diversa impostazione teorica è foriera di prassi radicalmente differenti. Se il concetto di intersezionalità non può che condurre a forme di lotta per il riconoscimento delle identità dentro la gerarchia capitalistica, il concetto di composizione di classe, pur condividendo con il primo un’immagine non uniforme della classe, è teso invece a sovvertire e spezzare la stessa gerarchia capitalistica.
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Ideologia nerd

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Riportiamo un estratto (pagg. 143-156) dal libro di Alessandro Lolli La guerra dei meme, 2020, effequ.
Il cammino del giovane nerd (o freak o gamer che si voglia) parte dall’esperienza vissuta dell’emarginazione, la quale ben presto degenera in complesso di inferiorità. Gli viene in soccorso la capacità aggregativa della rete, che permette di scoprire e raggiungere i propri simili, in altre parole, coloro che portano il medesimo stigma. Si passa così a una spinta comunitaria che rovescia il vittimismo in voglia di rivalsa e di vendetta. Il meccanismo degli opposti porta infine il neonato gruppo a consolidare la propria forza estendendo il campo dell’inimicizia, dalla censura femminista, ai media liberal-progressisti, fino a tutta la società consumistica e globalizzata.
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