militanza

Cos'è un militante?

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In occasione della nuova edizione, pubblichiamo un estratto di «Il treno contro la storia. Considerazioni inattuali sui ‘17» di Gigi Roggero, uscito per la prima volta nel 2017 a cento anni dal ‘17 sovietico, nella collana Input di Derive Approdi. Con queste pagine non vogliamo soltanto promuovere la lettura del volume ma invitare ad interrogare, come l’intero testo fa più diffusamente, il senso e le forme della militanza rivoluzionaria, obiettivo specifico tra l’altro della nostra sezione formazione. Stretta tra conformismo e banalizzazione, tra chiusura identitaria e appagamento comunitario, tra sindacalizzazione e attivismo idealista la militanza di “movimento” ha esaurito definitivamente il suo potenziale di rottura. Occorre allora tornare al metodo dell’autonomia ovvero a quella «disponibilità continua a sovvertire ciò che si è per distruggere e rovesciare l’esistente».

«Bestemmiare nelle risse per aumentare il nervoso»

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Una lettura di "Salario, prezzo e profitto" di K. Marx a cura di Kamo Modena
I militanti non si trovano in natura, vanno prodotti. E su questo siamo tutti d’accordo. Il difficile viene quando siamo a misurarci con la qualità di questa produzione, più che con la quantità – che già, bene o male, è insufficiente. Proprio per tale motivo crediamo che l’ambito della formazione (o autoformazione) militante sia strategico per una soggettività politica collettiva, soprattutto nelle fasi dove l’esercito è ancora tutto da costruire, e più che andare all’assalto si preparano le battaglie a venire. «Bisogna ripartire dall’alto, bisogna ricostruire élite. Allora cerchiamo di creare i migliori. Per un certo periodo è necessario». Sono le parole di un cattivo maestro, che riprendono il filo di una tradizione rivoluzionaria antica. «Creare i migliori», in questo senso, per noi significa la formazione di quadri, avanguardie, militanti politici (chiamateli come più vi è congeniale) capaci di attrezzarsi progettualmente per cambiare i rapporti di forza e di potere, esprimendo uno scarto qualitativo. La ricerca di tale scarto, attraverso cui si misura la potenza politica di un progetto, crediamo sia una strada che debba muovere le nostre buone – ovvero cattive – intenzioni. Per questo pubblichiamo qualche appunto e piste di lettura presi in occasione di un nostro momento di autoformazione di qualche tempo fa su Salario, prezzo e profitto del vecchio Moro di Treviri (edizione di riferimento: Ombrecorte 2019, traduzione di Adelino Zanini), sperando possano essere utili anche fuori da qui.

Vent'anni e non sentirli

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Riflessioni di D.M. (classe 1999) su giovani, composizione di classe e militanza
Quella generazione che ha interiorizzato (anche nella scelta dell’università), il paradigma delle aspirazioni stanche e che guarda al proprio futuro con un cinismo piatto e neanche più (nel senso stretto della parola) pessimista, piuttosto che con la paura che media, politicanti e gruppi indie di 40enni vorrebbero dipingergli addosso. Insomma: se il futuro arriva, di positivo non ci si aspetta nulla, di ciò che invece avverrà di negativo difficilmente si resterà sorpresi. La delusione ha lasciato spazio alla disillusione. Il fatto che le cose possano solo peggiorare è assodato e non stupisce più di tanto. Per riprendere il testo di uno striscione appeso al balcone di qualche universitario quarantenato ai tempi del lockdown: andrà tutto a puttane.
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