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Un punto di vista "autonomo" dalle fabbriche

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Intervista a un operaio a cura di Kamo Modena ripresa dall’omonimo blog
Quella che segue è una chiacchierata che abbiamo fatto con un lavoratore di un’azienda metalmeccanica della nostra città. Una specie di “carotaggio atipico” su quello che si muove nelle fabbriche e nella composizione operaia “tradizionale” che per la maggiore caratterizza il nostro territorio. Il nostro interlocutore è una figura mediana, politicizzata, che incorpora saperi e attitudini sedimentati dalla vicinanza o partecipazione a cicli di lotta ed esperienze politiche esauriti, ma che al contempo non è inquadrata in percorsi all’interno di sindacati, organizzazioni partitiche o strutture specifiche. Proprio per questo ci ha interessato la “sua versione” liminale, che evita da una parte quella distanza ideologica o quei filtri (sia “politicisti” che “sindacalisti”) che spesso dividono l’attivista, il delegato o il funzionario da uno sguardo lucido sul livello di massa, e dall’altra quell’aderenza al punto di vista dell’interesse generale che è il senso comune delle classi dominanti. Crediamo che queste parole possano essere utili per approfondire un’analisi di fase e di tendenza oltre gli slogan e le semplificazioni, per “misurare la temperatura” in determinati settori e per dare un punto di vista alternativo – o elementi per un ragionamento – rispetto alla questione della lotta di classe nel suo rapporto con la sindacalizzazione del conflitto. Buona lettura.

Kisan. Intervista sul movimento contadino in India

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Intervista ad Anumeha Yadav, Jasdeep Singh e Nayan Jyoti sulle proteste agricole indiane. A cura di Achille Marotta.
Da oltre quattro mesi, mezzo milione di contadini e braccianti hanno messo Nuova Delhi sotto assedio. Protestano contro tre nuove leggi che vogliono ristrutturare il settore agricolo, proletarizzare milioni di piccoli proprietari terrieri e mettere l'agricoltura sotto il controllo diretto delle multinazionali. Ne abbiamo parlato con tre compagni provenienti da diverse zone dell’India, non tanto per interesse intellettuale o per una solidarietà astratta ma per ragioni direttamente politiche. Per quanto possa essere diverso il contesto, il movimento offre una serie di spunti come la proletarizzazione del ceto medio e le proteste «spurie» contenenti differenti interessi di classe, che riguardano anche noi in Europa. In particolare ci interessa il fatto che l’Italia sia la prima destinazione nell’UE dell’emigrazione dal Punjab, lo Stato dell’India che ha fatto da origine e perno di questo movimento. Negli ultimi mesi in Italia si sono viste infatti diverse piccole mobilitazioni da parte di Punjabi di prima e seconda generazione, fatto di non poca importanza visto che i Punjabi formano una forza lavoro razzializzata all’interno di certe industrie chiave dell’agroalimentare (si stima ad esempio che il 60% degli operai dell’industria casearia che in Emilia produce il parmigiano siano di questa estrazione). Speriamo quindi che questa intervista possa contribuire non solo a fornire un’immagine delle ristrutturazioni in atto nell’agricoltura mondiale, ma anche a una comprensione della soggettività politica di una fetta importante della composizione di classe italiana.

Al di là del «depressismo». Sulla condizione giovanile

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Intervista a D.M. sulle stratificazioni interne alla composizione giovanile
Comprendere per organizzare, organizzare per comprendere è questa la cifra della conricerca. In questo senso l’intervista a D.M. (militante, classe 99) che presentiamo cerca di dare concretezza al primo di questi due movimenti. Comprendere cosa sta succedendo tra i giovani è di una fondamentale importanza politica, soprattutto in tempi in cui i tradizionali circuiti militanti non riescono più ad organizzare questo indispensabile pezzo di composizione sociale e la pandemia ne sta ridisegnando le forme di vita. L’intervista, che va soprattutto apprezzata non tanto perché parla un giovane in quanto tale ma perché parla un militante che è in grado di valorizzare in termini di analisi politica la sua determinata collocazione sociale (capacità rarissima e preziosissima) avverte di non pensare i giovani come un blocco sociale omogeneo. Al suo interno le stratificazioni sono molte e importanti e bisogna tenerne conto se la domanda a cui vogliamo rispondere é: qual è il soggetto che può organizzarsi per una politica della rottura?
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L'asimmetria europea. Intervista a Wolfgang Streeck

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Intervista a Wolfgang Streeck sull’Ue e la crisi pandemica.
In questa intervista, apparsa originariamente in ungherese poi in inglese e qui presentata in italiano, Wolfgang Streeck, autore di “Tempo guadagnato”, analizza alla luce della costruzione asimmetrica dell’Ue a trazione tedesca, la risposta europea alla crisi pandemica. Nomina e pone quindi un problema spesso eluso dagli esponenti, anche critici, dell’ europeismo, che non esita a chiamare imperialismo tedesco. Pur non condividendo le conclusioni, che esprimono una posizione che nel dibattito italiano viene rubricata sotto l’etichetta di “sovranismo di sinistra”, bisogna apprezzare la pertinenza dell’analisi che descrive efficacemente lo spazio politico con cui le lotte devono fare i conti. Infine, altrettanto apprezzabile è il suo ritratto di Angela Merkel, prossima a lasciare, dopo 16 anni, il governo della Germania e la guida della Cdu.     
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«Se chiudete le discoteche io non vado a scuola». Frammenti di lettura sulla composizione giovanile

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«La continuità fra le occupazioni nei licei e le vetrine di Gucci spaccate sta nel disagio che deriva dal trovarsi ai margini dei processi di valorizzazione». Marco Duò sulla composizione giovanile
«La continuità fra le occupazioni nei licei e le vetrine di Gucci spaccate sta nel disagio che deriva dal trovarsi ai margini dei processi di valorizzazione». Marco Duò, in questo articolo, affronta l’economia politica della condizione giovanile al tempo della “crisi di civiltà” sperimentata a partire dallo scoppio della pandemia. Non lo fa dal considerando “i giovani” in generale, come soggetto puramente demografico o generazionale a sé stante, ma quella parte della composizione di classe che in un momento temporale specifico incontra e si scontra con le forme della produzione e riproduzione sociale (scuola superiore e lavoro) oltre che con le varie forme di marginalità e separazione proprie dell'organizzazione dello spazio capitalista odierno.

Tirare a Campari. Mobilitazioni nell'industria della ristorazione

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Alex Hammond sulle trasformazioni del mondo della ristorazione
Siamo ormai a un anno esatto dall’inizio della crisi pandemica: nonostante i deboli tentavi istituzionali di rassicurare la popolazione su una possibile «luce alla fine del tunnel», la fine delle chiusure a singhiozzo sembra essere ancora molto lontana. Tra i settori più colpiti dalla gestione della pandemia, quello della ristorazione è stato sicuramente uno di quelli anche più interessati da agitazioni di piazza, più o meno conflittuali e più o meno continuative. Un settore, però, tutt’altro che monolitico: dai piccoli bar a conduzione familiare agli innovativi locali che fanno del mangiar bene e del bere bene un vero e proprio cuneo di innovazione capitalista, nel mondo del c.d. «Food&Beverage» si intravede la contraddizione di una crisi che colpisce diversamente apparati produttivi simili. Partendo da una lettura delle recenti piazze genovesi (l’ultima il 22 febbraio 2021), Alex Hammond dà una prima, preziosa analisi delle trasformazioni in atto nell’industria dello svago e della ristorazione. 
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Un Mario vale l'altro? Intervista a Christian Marazzi

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Intervista di Giuseppe Molinari all’economista Christian Marazzi sull’attuale fase politica
Siamo davvero davanti ad un cambio di passo del governo della crisi sulle due sponde dell’Atlantico? Come si destreggerà Mario Draghi tra l’aumento del debito pubblico e il Recovery Fund? Che ne è dell’austerity e del neoliberismo? Quali spazi si aprono per i movimenti? Sono solo alcune delle questioni toccate in questa ricca intervista a Christian Marazzi che, come sempre, riesce ad offrire una lettura politica delle questioni economiche.

A Scuola di Classe. Intervista ad un insegnante in un Istituto Professionale

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Intervista a cura di Città senza Centro - Perugia a E.A. insegnante dal 2005 in un Istituto Professionale di Perugia.
«A due anni dall’introduzione di questa riforma, la mia esperienza personale di insegnante di Italiano e Storia in un Istituto professionale è che gli esiti sono catastrofici: gli alunni denunciano difficoltà sempre più gravi nel leggere e comprendere un testo, peggio nel redigerne uno». Con queste parole E.A. insegnante di un Istituto professionale di Perugia, intervistato da Città senza Centro - Perugia, descrive lo spaventoso impoverimento della scuola pubblica provocato da un feroce processo di industrializzazione che la Dad ha solo accelerato. L’intervista si inserisce nella piccola inchiesta dedicata alla formazione che Commonware sta portando avanti.
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I giovani non sono nichilisti

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Intervista a Marco Rizzo sulla composizione giovanile
Il discorso pubblico che nella pandemia ha contribuito a produrre un’immagine della composizione giovanile associa generalmente i giovani a forme di malessere psicologico ed esistenziale. Senza negare l’impatto psicopatologico che il virus e la sua gestione hanno avuto su di loro, se vogliamo attribuire un valore politico alla questione generazionale non possiamo accontentarci di questa “banale” considerazione sociologica. Dobbiamo invece iniziare a tratteggiare i profili, al plurale perché quella dei giovani è una composizione fortemente stratificata, della soggettività giovanile per individuare le potenziali linee di conflitto. Tuttavia nei confronti dei giovani scontiamo una lacuna analitica che è anche e soprattutto il riflesso di una lacuna organizzativa e viceversa. Lo scopo di questa intervista a Marco Rizzo, militante e insegnante nelle scuole di secondo grado, è quindi quello di inaugurare uno spazio di riflessione sulla composizione giovanile capace di spezzare questo circolo vizioso tra mancanza di analisi e assenza di intervento. A questa intervista seguiranno altri materiali prodotti per lo più da “osservatori privilegiati” capaci di ragionare, come fa bene qui Marco Rizzo, sulle forme di politicità implicita dei giovani, sulle ambivalenze dei loro comportamenti e quindi di tratteggiare delle ipotesi di lavoro politico. L’assenza di una presa di parola soggettiva da parte dei giovani potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Tuttavia, sebbene sia sempre importante dare spazio alla voce dei soggetti, in fase di elaborazione delle ipotesi di lavoro è altrettanto rilevante lasciare spazio a chi riesce a produrre forme di astrazione a partire da una diretta osservazione.
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Della miseria dell’industria scolastica. Intervista a Gigi Roggero

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Intervista di Francesca Ioannilli a Gigi Roggero su aziendalizzazione, macchinizzazione, riproduzione e impoverimento delle capacità nella scuola

Nell’approfondimento sulle industrie della formazione abbiamo intervistato Gigi Roggero, autore di varie analisi sulle trasformazioni dell’università e da qualche anno insegnante di storia e filosofia nella provincia di Bologna. È questo, dunque, l’osservatorio da cui puoi condurre una riflessione sull’azienda scolastica. Da quando, esattamente?

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