Articoli

Oltre l’innocenza

black square
Domande e riflessioni per un dibattito sulla razza in Italia, di Achille Marotta e Himasha S.
Genova, 6 Giugno. Centinaia di giovani, soprattutto ragazze afrodiscendenti, in presidio a Caricamento davanti al Palazzo di San Giorgio. Nonostante quello che avrebbero riportato i giornali, si è detto poco di George Floyd e degli Stati Uniti. La parola d’ordine era piuttosto la seguente: «l’italia non è innocente». Una frase ancora più significativa davanti al drago trafitto dipinto sulla facciata dell'antica banca.
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Il capitalismo non è in quarantena – Innovazione e conflitti nella crisi da Covid-19

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Conversazione con Salvatore Cominu - a cura di Giuseppe Molinari e Loris Narda (pubblicato anche su Kritik3)
A partire dagli spunti contenuti nel libro Frammenti sulle macchine, pubblicato per la collana Input di DeriveApprodi, discutiamo con Salvatore Cominu gli effetti che gli sconvolgimenti dell’emergenza sanitaria ed economica avranno sui processi di innovazione capitalistica, sulle prospettive di rilancio dell’accumulazione, sulle possibilità di un contro-uso della crisi.

Geopolitica del virus

militari
Raffaele Sciortino, intervista a cura di Antonio Alia e Giuseppe Molinari
Con il sopravvento dell’epidemia e poi con lo spettro, non più tanto latente, della crisi economico-finanziaria, molte trasformazioni rischiano un’improvvisa accelerazione: sia quelle che riguardano la forma delle tensioni e delle spinte sociali sia quelle che concernono l’assetto geopolitico. I due piani sono fortemente intrecciati e si strutturano a spirale: le dinamiche e i comportamenti sociali influenzano le scelte e i posizionamenti dei governi e quest’ultimi, a loro volta, rimodulano il tessuto sociale.

Dentro l’emergenza sanitaria: le altre patologie non sono in quarantena

Appunti di inchiesta sull’industria della sanità a partire da un’intervista di Antonio Alia a un medico rianimatore di un ospedale lombardo
Questa intervista a un medico rianimatore di un ospedale pubblico di una importante città lombarda ci suggerisce alcuni spunti di riflessione e qualche elemento di inchiesta politica. La prima evidenza è la forte differenziazione del sistema sanitario sia in termini di finanziamento che di condizioni di lavoro. Esistono cioè, anche all'interno di uno stesso distretto, strutture sanitarie e al loro interno reparti e settori clinici più finanziati di altri. L’intervista suggerisce l'idea che l'allocazione delle risorse seguirebbe una razionalità di tipo aziendale. Dipende cioè dal potenziale di valorizzazione che caratterizza la singola struttura o settore clinico. Nonostante i processi di aziendalizzazione la sanità pubblica sembrerebbe però garantire una maggiore autonomia all'attività medica, preferibile ai compromessi etici e politici che comporterebbe il lavoro nel privato. Questo è un punto su cui vale la pena aprire una riflessione politica seppure in termini ipotetici: se l'investimento massiccio sulla sanità, che probabilmente seguirà la crisi da coronavirus, sarà accompagnato da un'ulteriore industrializzazione del settore la tutela dell'autonomia professionale potrebbe rivelarsi un potenziale elemento di conflitto.
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Il razzismo dell'accoglienza e lo stato di emergenza

Intervista di Antonio Alia a una operatrice del circuito Sprar
Spesso il circuito Sprar viene identificato come la faccia positiva del sistema d'accoglienza. Questa intervista ci consente però di vedere come anche quella che a sinistra viene generalmente indicata come la buona accoglienza riproduca l'inferiorizzazione e la razzializzazione dei e delle migranti. La crisi sanitaria ha esasperato questo aspetto del sistema e reso palese la sua organicità al più ampio governo delle migrazioni. Come si evince dall'intervista, il mandato che le Istituzioni committenti hanno indicato agli operatori e alle operatrici del settore in seguito all'esplosione della crisi epidemica è quello di sorvegliare la popolazione migrante che hanno in carico. Pratica evidentemente discriminatoria che lascia intravedere il radicato razzismo istituzionale degli apparati di Stato e che ci ricorda come l'applicazione dello Stato di emergenza sia differenziato lungo linee di genere, classe e razza. Va sottolineato che inferiorizzazione e razzializzazione non sono fenomeni esclusivi del settore dell'accoglienza ma riguardano complessivamente quella che abbiamo chiamato industria del sociale. L'altro elemento interessante di questa intervista è la definizione di servizio essenziale. Come spiega bene l'operatrice solo pochissimi aspetti del suo lavoro possono essere considerati davvero essenziali e quindi non possono essere interrotti dal lockdown, molti altri invece sono superflui. Si può dunque pensare che i servizi di accoglienza siano stati inseriti tra quelli essenziali esclusivamente per consentire all'Istituzione di sorvegliare la popolazione migrante. Di nuovo l'inferiorizzazione dell' “utente” migrante è contemporaneamente causa e conseguenza del suo controllo. Un altro aspetto rilevante dell'intervista che presentiamo sono le forme latenti di rifiuto che si sono attivate in questa contingenza e che riguardano proprio la funzione di controllo che l'Istituzione vorrebbe attribuire agli operatori e alle operatrici e che devono scontrarsi con un sistema di deresponsabilizzazione politica che complica l'individuazione della controparte. Rifiuti che da un lato esprimono una sorta di negazione rispetto ai tratti più problematici del proprio ruolo e dall'altro invece una maggiore identificazione con gli aspetti ritenuti positivi.

L’emergenza continua e senza picco della sanità italiana

Continua la nostra inchiesta nell'industria della sanità italiana con due interviste di Veronica Marchio a medici della regione Calabria e Toscana
Queste due interviste realizzate nelle scorse settimane, la prima ad un medico fisiatra della regione Calabria operante nel privato, la seconda ad un medico otorino della regione Toscana che lavora invece nel pubblico, forniscono alcuni spunti per leggere - dal punto di vista di chi si trova dentro al sistema sanitario - la crisi che il coronavirus sta acuendo. Emerge un quadro ricco di ambivalenze, soprattutto in relazione al rapporto tra pubblico e privato - calato in un generale processo di aziendalizzazione della sanità pubblica-, ma anche rispetto alla gestione politica delle risorse. Questa crisi non è una novità: al sud vediamo emergere una profonda riluttanza verso un governo politico della sanità che, negli ultimi anni, si è incentrato su tagli piuttosto che su investimenti, favorendo la concentrazione delle innovazioni tecnologiche nelle aziende private. Mentre nel centro Italia, dal punto di vista di un medico appena entrato nell’industria sanitaria, emerge la percezione di dequalificazione di questa figura professionale, accompagnata dalla mancanza di fiducia verso le istituzioni politico-governative e dalla denuncia di una gestione dell'emergenza virus non adeguata, soprattutto per quanto riguarda l'uso dei tamponi. Le due interviste arricchiscono dunque il quadro d’inchiesta, aprendo tuttavia una serie di nodi contraddittori legati in particolare alle gerarchie interne ed ai conflitti che vengono riprodotti in questa industria.
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Quando inizia la nostra fase 2?

Riflessioni di Marco Rouge su crisi, restrizioni, prospettive
Passando oltre il desolante entusiasmo per Conte blastatore di Salvini e Meloni, pari solo alla sconsolante vastità dei vuoti di memoria collettivi (in primis di quella sinistra blastatrice di “analfabeti funzionali”), che cosa ha detto il premier venerdì sera? Niente. Niente di sostanziale, di concreto, se non che stanno lavorando, che con l'UE si comincia con le briciole e poi con pazienza ci daranno anche una fetta di torta... Una storia già sentita altre volte, difficile aspettarsi un finale diverso. Chi in questo momento è nella merda fino al collo perché non sa come tirare avanti si aspettava sicuramente qualcos'altro. Forse proveranno a bussare alla porta di Salvini e Meloni, giustappunto…
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Il lavoro volontario negli ospedali dell’emergenza

Un nuovo capitolo della nostra inchiesta nell'industria della sanità italiana: Sofia Sagarriga Visconti ha intervistato alcune studentesse di medicina a Bologna impegnate negli ospedali come volontari
Nella riorganizzazione della sanità bolognese di fronte all’ormai nota pandemia mondiale vi è, come nel resto del territorio, il coinvolgimento di tutte figure professionali presenti negli ospedali. La particolarità della nostra realtà è quella di richiamare tra le file anche gli studenti di medicina che, come volontari, vengono inseriti in una macchina oberata di lavoro in cui da fare ce n’è per tutti. Questo articolo (con interviste fatte a inizio aprile) è parte del tentativo di fare un’inchiesta che coinvolga più attori in assoluto, dando uno spaccato dell’enorme complessità e delle molteplici contraddizioni che si intersecano in questo contesto, raccoglierne la voce e le opinioni aggiunge un tassello a puzzle. Martina, Giulia e Carolina hanno infatti il privilegio di essere interne alla sanità ma di non farne organicamente parte, di avere conoscenze tecniche che permettono loro di criticarla e di metterne in luce i meriti, e la distanza e la prospettiva di riconoscere quello che è la sanità italiana e di provare a dire come dovrebbe essere e vorrebbero che fosse.
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La scuola italiana alla prova della DAD

Appunti a cura di Anna Curcio per un’inchiesta a caldo sulle prime settimane di didattica a distanza
Questi appunti (oltre riflettere un’esperienza vissuta in prima persona) si basano su una serie di scambi formali e informali con insegnanti di diverso ordine e grado, sulla lettura non sistematica di alcune riviste del settore e delle principali testate giornalistiche nazionali e su una discussione collettiva a mo’ di focus group (rigorosamente in remoto) con alcuni insegnanti tra loro differentemente posizionati in quanto a ruolo, anzianità e disciplina di insegnamento. Le parole di Emanuela, Alessandro, Giacomo, Francesco, Sarah e Giuliana (che per scelta non ho attribuito) tessono, in questo testo, la trama delle considerazioni sull’esperienza dell’insegnamento a distanza nell’emergenza. È una riflessione a caldo nel divenire dei processi.

Tenetevi pure i ringraziamenti

Prosegue la nostra inchiesta nell'industria della sanità italiana con un'intervista di Achille Marotta a una infermiera in Lombardia
Che tipo di professione esercita, dove e in che tipo di struttura? Sono un’infermiera. Lavoro a Milano da vent’anni, ma i primi vent’anni di servizio ho lavorato in Liguria. Come mai ha scelto di lavorare nella sanità pubblica? In realtà, non è stata una mia scelta lavorare nel pubblico. Mi sono iscritta alla scuola perché mi è sempre piaciuto questo tipo di mestiere. Una volta diplomata mi hanno subito assunto per necessità e allora ho cominciato a lavorare.
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