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Il dito e la luna. Considerazioni su Green Pass, libertà e prospettiva

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Dai No Mask di settembre e No Lockdown di novembre, ai IoApro di aprile e No Green Pass di luglio: continuità e discontinuità si alternano nelle mobilitazioni e nelle piazze intorno cui impazza un furioso dibattito, che vede il fronte del Sì e quello del No confrontarsi intorno allo spinoso tema della “libertà”. Ma è proprio seguendole nella loro processualità e osservandole dall’interno, tutte queste piazze, che viene da chiedersi: di che libertà stiamo parlando? Di quale composizione è espressione? Che spazi di ambivalenza sono (ancora) presenti? E soprattutto: vale la pena continuare a parlare di Green Pass mentre il capitale ha già iniziato a ristrutturarsi e riorganizzarsi in avanti? Un articolo di Julia Page affronta la questione sul terreno dell’inchiesta e della prospettiva militante.

Il genere tra gestione della vittimità e specificità di potenziale conflitto

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di Valeria Marzio
Sono una militante politica e vorrei raccontare qualcosa che mi è capitato di osservare negli ultimi tempi nella città di Bologna. Qualcosa che non avevo mai visto e che mi ha stupito: un militante dovrebbe infatti essere curioso e lasciarsi stupire dalla realtà in cui è collocato. Viceversa mi trovo spesso in un ambiente dove tutti dicono come gestire le cose che succedono, perciò, visto che è nel mondo che si assumono rischi e si prova l’insicurezza guardandolo in faccia, ho deciso di non avere come referente di questo racconto quegli ambienti apparentemente sicuri da cui io stessa provengo e di  fornire a chi legge delle ipotesi parziali, degli spunti di controtendenza, chissà che certe cose non possano anche andare oltre i confini di questa città

Un punto di vista "autonomo" dalle fabbriche

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Intervista a un operaio a cura di Kamo Modena ripresa dall’omonimo blog
Quella che segue è una chiacchierata che abbiamo fatto con un lavoratore di un’azienda metalmeccanica della nostra città. Una specie di “carotaggio atipico” su quello che si muove nelle fabbriche e nella composizione operaia “tradizionale” che per la maggiore caratterizza il nostro territorio. Il nostro interlocutore è una figura mediana, politicizzata, che incorpora saperi e attitudini sedimentati dalla vicinanza o partecipazione a cicli di lotta ed esperienze politiche esauriti, ma che al contempo non è inquadrata in percorsi all’interno di sindacati, organizzazioni partitiche o strutture specifiche. Proprio per questo ci ha interessato la “sua versione” liminale, che evita da una parte quella distanza ideologica o quei filtri (sia “politicisti” che “sindacalisti”) che spesso dividono l’attivista, il delegato o il funzionario da uno sguardo lucido sul livello di massa, e dall’altra quell’aderenza al punto di vista dell’interesse generale che è il senso comune delle classi dominanti. Crediamo che queste parole possano essere utili per approfondire un’analisi di fase e di tendenza oltre gli slogan e le semplificazioni, per “misurare la temperatura” in determinati settori e per dare un punto di vista alternativo – o elementi per un ragionamento – rispetto alla questione della lotta di classe nel suo rapporto con la sindacalizzazione del conflitto. Buona lettura.

Kisan. Intervista sul movimento contadino in India

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Intervista ad Anumeha Yadav, Jasdeep Singh e Nayan Jyoti sulle proteste agricole indiane. A cura di Achille Marotta.
Da oltre quattro mesi, mezzo milione di contadini e braccianti hanno messo Nuova Delhi sotto assedio. Protestano contro tre nuove leggi che vogliono ristrutturare il settore agricolo, proletarizzare milioni di piccoli proprietari terrieri e mettere l'agricoltura sotto il controllo diretto delle multinazionali. Ne abbiamo parlato con tre compagni provenienti da diverse zone dell’India, non tanto per interesse intellettuale o per una solidarietà astratta ma per ragioni direttamente politiche. Per quanto possa essere diverso il contesto, il movimento offre una serie di spunti come la proletarizzazione del ceto medio e le proteste «spurie» contenenti differenti interessi di classe, che riguardano anche noi in Europa. In particolare ci interessa il fatto che l’Italia sia la prima destinazione nell’UE dell’emigrazione dal Punjab, lo Stato dell’India che ha fatto da origine e perno di questo movimento. Negli ultimi mesi in Italia si sono viste infatti diverse piccole mobilitazioni da parte di Punjabi di prima e seconda generazione, fatto di non poca importanza visto che i Punjabi formano una forza lavoro razzializzata all’interno di certe industrie chiave dell’agroalimentare (si stima ad esempio che il 60% degli operai dell’industria casearia che in Emilia produce il parmigiano siano di questa estrazione). Speriamo quindi che questa intervista possa contribuire non solo a fornire un’immagine delle ristrutturazioni in atto nell’agricoltura mondiale, ma anche a una comprensione della soggettività politica di una fetta importante della composizione di classe italiana.

Al di là del «depressismo». Sulla condizione giovanile

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Intervista a D.M. sulle stratificazioni interne alla composizione giovanile
Comprendere per organizzare, organizzare per comprendere è questa la cifra della conricerca. In questo senso l’intervista a D.M. (militante, classe 99) che presentiamo cerca di dare concretezza al primo di questi due movimenti. Comprendere cosa sta succedendo tra i giovani è di una fondamentale importanza politica, soprattutto in tempi in cui i tradizionali circuiti militanti non riescono più ad organizzare questo indispensabile pezzo di composizione sociale e la pandemia ne sta ridisegnando le forme di vita. L’intervista, che va soprattutto apprezzata non tanto perché parla un giovane in quanto tale ma perché parla un militante che è in grado di valorizzare in termini di analisi politica la sua determinata collocazione sociale (capacità rarissima e preziosissima) avverte di non pensare i giovani come un blocco sociale omogeneo. Al suo interno le stratificazioni sono molte e importanti e bisogna tenerne conto se la domanda a cui vogliamo rispondere é: qual è il soggetto che può organizzarsi per una politica della rottura?
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L'asimmetria europea. Intervista a Wolfgang Streeck

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Intervista a Wolfgang Streeck sull’Ue e la crisi pandemica.
In questa intervista, apparsa originariamente in ungherese poi in inglese e qui presentata in italiano, Wolfgang Streeck, autore di “Tempo guadagnato”, analizza alla luce della costruzione asimmetrica dell’Ue a trazione tedesca, la risposta europea alla crisi pandemica. Nomina e pone quindi un problema spesso eluso dagli esponenti, anche critici, dell’ europeismo, che non esita a chiamare imperialismo tedesco. Pur non condividendo le conclusioni, che esprimono una posizione che nel dibattito italiano viene rubricata sotto l’etichetta di “sovranismo di sinistra”, bisogna apprezzare la pertinenza dell’analisi che descrive efficacemente lo spazio politico con cui le lotte devono fare i conti. Infine, altrettanto apprezzabile è il suo ritratto di Angela Merkel, prossima a lasciare, dopo 16 anni, il governo della Germania e la guida della Cdu.     
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«Se chiudete le discoteche io non vado a scuola». Frammenti di lettura sulla composizione giovanile

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«La continuità fra le occupazioni nei licei e le vetrine di Gucci spaccate sta nel disagio che deriva dal trovarsi ai margini dei processi di valorizzazione». Marco Duò sulla composizione giovanile
«La continuità fra le occupazioni nei licei e le vetrine di Gucci spaccate sta nel disagio che deriva dal trovarsi ai margini dei processi di valorizzazione». Marco Duò, in questo articolo, affronta l’economia politica della condizione giovanile al tempo della “crisi di civiltà” sperimentata a partire dallo scoppio della pandemia. Non lo fa dal considerando “i giovani” in generale, come soggetto puramente demografico o generazionale a sé stante, ma quella parte della composizione di classe che in un momento temporale specifico incontra e si scontra con le forme della produzione e riproduzione sociale (scuola superiore e lavoro) oltre che con le varie forme di marginalità e separazione proprie dell'organizzazione dello spazio capitalista odierno.

Tirare a Campari. Mobilitazioni nell'industria della ristorazione

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Alex Hammond sulle trasformazioni del mondo della ristorazione
Siamo ormai a un anno esatto dall’inizio della crisi pandemica: nonostante i deboli tentavi istituzionali di rassicurare la popolazione su una possibile «luce alla fine del tunnel», la fine delle chiusure a singhiozzo sembra essere ancora molto lontana. Tra i settori più colpiti dalla gestione della pandemia, quello della ristorazione è stato sicuramente uno di quelli anche più interessati da agitazioni di piazza, più o meno conflittuali e più o meno continuative. Un settore, però, tutt’altro che monolitico: dai piccoli bar a conduzione familiare agli innovativi locali che fanno del mangiar bene e del bere bene un vero e proprio cuneo di innovazione capitalista, nel mondo del c.d. «Food&Beverage» si intravede la contraddizione di una crisi che colpisce diversamente apparati produttivi simili. Partendo da una lettura delle recenti piazze genovesi (l’ultima il 22 febbraio 2021), Alex Hammond dà una prima, preziosa analisi delle trasformazioni in atto nell’industria dello svago e della ristorazione. 
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Un Mario vale l'altro? Intervista a Christian Marazzi

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Intervista di Giuseppe Molinari all’economista Christian Marazzi sull’attuale fase politica
Siamo davvero davanti ad un cambio di passo del governo della crisi sulle due sponde dell’Atlantico? Come si destreggerà Mario Draghi tra l’aumento del debito pubblico e il Recovery Fund? Che ne è dell’austerity e del neoliberismo? Quali spazi si aprono per i movimenti? Sono solo alcune delle questioni toccate in questa ricca intervista a Christian Marazzi che, come sempre, riesce ad offrire una lettura politica delle questioni economiche.

A Scuola di Classe. Intervista ad un insegnante in un Istituto Professionale

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Intervista a cura di Città senza Centro - Perugia a E.A. insegnante dal 2005 in un Istituto Professionale di Perugia.
«A due anni dall’introduzione di questa riforma, la mia esperienza personale di insegnante di Italiano e Storia in un Istituto professionale è che gli esiti sono catastrofici: gli alunni denunciano difficoltà sempre più gravi nel leggere e comprendere un testo, peggio nel redigerne uno». Con queste parole E.A. insegnante di un Istituto professionale di Perugia, intervistato da Città senza Centro - Perugia, descrive lo spaventoso impoverimento della scuola pubblica provocato da un feroce processo di industrializzazione che la Dad ha solo accelerato. L’intervista si inserisce nella piccola inchiesta dedicata alla formazione che Commonware sta portando avanti.
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