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Contro le leggi della storia. Intervista ad Asad Haider (II)

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Intervista ad Asad Haider su Black Lives Matter, le elezioni presidenziali e il futuro dei movimenti statunitensi
Asad Haider è un ricercatore statunitense e fondatore della rivista Viewpoint Magazine. Nel 2016 è stato autore di un libro intitolato Mistaken Identity: Race and Class in the Age of Trump (Verso, 2016) ed è editore di una prossima antologia intitolata The Black Radical Tradition: A Reader (Verso, 2021). Nella prima parte dell’intervista che abbiamo svolto con Haider, si è parlato della politica dell’identità in America, il rapporto tra “razza” e “classe”, la teoria intersezionale e il concetto di “vittimità”. Questa seconda parte tratta del movimento Black Lives Matter, le elezioni presidenziali e il futuro dei movimenti statunitensi. 
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La bolla terribile: ancora su safe space e woke left

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Pubblichiamo l’intervento di Nicola Baldi, che dialoga con lo scritto di Mattia Pagliarulo sui “safe space”. Ci sembra un contributo capace di arricchire il dibattito, in quanto non solo testimonianza diretta di un’esperienza che, seppur protrattasi in ambiente digitale, traccia un profilo dell’economia politica, delle dinamiche e delle tendenze inscritte nella pratica dello “safe space” come essa si è data in ambienti di attivismo culturale e politico di sinistra, ma anche riflessione complessiva sui limiti e sui problemi posti dalla cultura politica della cosiddetta “woke left” (a queste latitudini influenzata a scoppio ritardato da teorie accelerazioniste, transumaniste e intersezionali, e autonominatasi “xenoleft”), per la gran parte importata dai campus universitari della sfera anglofona, in un contesto – approfondito dalla situazione pandemica – in cui larghi settori di composizione giovanile sviluppano la propria formazione, identità e soggettivazione politiche online.
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Crisi d'identità. Intervista ad Asad Haider (I)

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Commonware intervista Asad Haider sulla politica dell’identità in America, il rapporto tra “razza” e “classe”, la teoria intersezionale e il concetto di “vittimità”.
Asad Haider è un ricercatore militante statunitense e fondatore della rivista Viewpoint Magazine. Nel 2016 è stato autore di un libro intitolato Mistaken Identity: Race and Class in the Age of Trump (Verso, 2016) ed è editore di una prossima antologia intitolata The Black Radical Tradition: A Reader (Verso, 2021). Nel contesto del dibattito in corso su Commonware sulla questione della identity politics, abbiamo intervistato Haider sulla politica dell’identità in America, il rapporto tra “razza” e “classe”, la teoria intersezionale e il concetto di “vittimità”. Nel testo emerge un’interessante critica della politica identitaria, in un’ottica sviluppata dalla tradizione radicale nera. Una seconda parte dell’intervista, che verrà pubblicata a breve, tratta del movimento Black Lives Matter, le elezioni presidenziali e il futuro dei movimenti statunitensi. 

I fuochi della rivolta e il ballo in maschera dei suprematisti

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"Borne" risponde alla riflessione di Commonware sull'assalto a Capitol Hill
La profanazione di un feticcio vuoto come il Campidoglio non ci indigna e non segna un salto di livello. Certo, l’estrema destra, la sua organizzazione capillare, è un pericolo concreto e che ha accompagnato tutta la storia statunitense, il suprematismo bianco segna l’idea di polizia e di governo sin dai suoi albori, in particolare negli Stati Uniti. Illuso è chi crede che Trump sia una condizione per la radicalizzazione di questi gruppi, quando ne è l’espressione organizzata. Ma la realtà mai abbastanza raccontata, è che queste forze reazionarie oggi vacillano, sotto le spinte di una guerra civile non dichiarata, non trattenuta, che da Minneapolis a Portland, passando per Atlanta e Kenosha, mette tutto in discussione. E allora la lettura di Capitol Hill come punto alto di una guerra civile tra liberal e fascisti diventa anche un meccanismo di occultamento di processi ben più ampi (allo stesso modo dell’indignazione per i feticci democratici che sono stati dissacrati).
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Contro lo spazio salvo

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Lettera sulla politica del "safe space" - di Mattia Pagliarulo
Gli spazi sono salvi quando chi li abita pensa di essersi salvato dalla confusa e becera folla che lo circonda, cioè la realtà contemporanea. Pensa di essersi salvato “insieme”, ma si è salvato da solo. Con tutti quelli soli e uguali a lui. Gli spazi sono salvi quando sono diventati innocui per il capitale e dannosi per chi vuole fargli male, in quanto dispositivi di disinnesco di possibili spinte insurrezionali. Sono salvi perché il loro concetto di “inclusività” ha le regole di un club d’élite, esclusivo e a numero chiuso.

The Battle of Capitol Hill

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di Commonware
La battaglia di Capitol Hill. Un evento di enorme portata simbolica, che giunge a maturazione dopo settimane di preparazione, mesi di agitazione, anni di mobilitazione e radicalizzazione, sia aperta che sotterranea.

L'università italiana a due velocità

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Intervista a Gianfranco Viesti a cura di Redazione di Antudo.info
Sebbene le prime iniziative siano ascrivibili a un governo di centrodestra, la politica universitaria è stata sostanzialmente identica per tutti i governi che si sono susseguiti - quanto meno fino al governo Gentiloni, che ha dato qualche segno in direzione diversa. Ed è stata [la politica universitaria, ndr] accompagnata da un’iniziativa piuttosto forte di ambienti politico-culturali prevalentemente del Nord e prevalentemente milanesi, volta a ristrutturare fortemente il sistema universitario italiano. Soprattutto, a concentrare le risorse disponibili su quelle che essi stessi auto-definivano «la parte di maggiore qualità del sistema universitario», le «università di eccellenza», in modo da poterle mettere in grado di competere con le altre università europee.

Onda contro onda

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di Paolo Mossetti
Riprendiamo questo articolo di Paolo Mossetti che a dieci anni dalla rivolta del 14 dicembre 2010  traccia un' interessante genealogia della fase politica che attraversiamo, caratterizzata dall’ascesa prima e dal declino (definitivo?) poi del «momento populista». Quel giorno di dieci anni fa il fuoco della rivolta di un movimento nato e cresciuto nelle università incendiò le strade di Roma e assediò i palazzi del potere dove andava in scena la farsa del voto di fiducia al governo Berlusconi.
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Abitare il caos sistemico. Intervista a Gabriele Cosentino

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Intervista a Gabriele Cosentino, ricercatore e autore di L’era della post-verità (Imprimatur 2017) e Social Media and the Post-Truth World Order (Palgrave 2020). A cura di Matteo Montaguti.
Sicuramente il Covid-19 ha funzionato da potente reality check per tutta una serie di fenomeni politici e culturali, come quelli a cui fai riferimento, che negli ultimi anni sembravano aver imposto una virata irreversibile alle cosiddette “democrazie liberali”, portandole verso crescente instabilità, lacerazioni interne, disorientamento ideologico e generale esasperazione del discorso pubblico.

Fine del momento populista?

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Ipotesi di lettura sull'America post-Trump. Di Raffaele Sciortino.
Nulla dice di più sullo stato del mondo attuale del fatto che gli Stati Uniti sempre più si presentano come una equazione impossibile. Il primo paese mercantile-capitalistico puro nella storia - privo di un passato premoderno - si divincola tra la crisi del suo comando globale e l’impossibilità di ripristinarlo nella cornice consueta dell’ordine internazionale liberale, tra spinte anti-globalizzazione e destino che ne fa la nazione “indispensabile”, per sé e per le altre, del sistema mondiale, tra crescente polarizzazione interna e aleatorietà di qualunque nuovo patto sociale che possa ricostruire un grande consenso, tra scarico dei costi all’esterno e montante riottosità di alleati e avversari a sostenerli al modo di prima.