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Intervista ad Anumeha Yadav, Jasdeep Singh e Nayan Jyoti sulle proteste agricole indiane. A cura di Achille Marotta.
Da oltre quattro mesi, mezzo milione di contadini e braccianti hanno messo Nuova Delhi sotto assedio. Protestano contro tre nuove leggi che vogliono ristrutturare il settore agricolo, proletarizzare milioni di piccoli proprietari terrieri e mettere l'agricoltura sotto il controllo diretto delle multinazionali. Ne abbiamo parlato con tre compagni provenienti da diverse zone dell’India, non tanto per interesse intellettuale o per una solidarietà astratta ma per ragioni direttamente politiche. Per quanto possa essere diverso il contesto, il movimento offre una serie di spunti come la proletarizzazione del ceto medio e le proteste «spurie» contenenti differenti interessi di classe, che riguardano anche noi in Europa. In particolare ci interessa il fatto che l’Italia sia la prima destinazione nell’UE dell’emigrazione dal Punjab, lo Stato dell’India che ha fatto da origine e perno di questo movimento. Negli ultimi mesi in Italia si sono viste infatti diverse piccole mobilitazioni da parte di Punjabi di prima e seconda generazione, fatto di non poca importanza visto che i Punjabi formano una forza lavoro razzializzata all’interno di certe industrie chiave dell’agroalimentare (si stima ad esempio che il 60% degli operai dell’industria casearia che in Emilia produce il parmigiano siano di questa estrazione). Speriamo quindi che questa intervista possa contribuire non solo a fornire un’immagine delle ristrutturazioni in atto nell’agricoltura mondiale, ma anche a una comprensione della soggettività politica di una fetta importante della composizione di classe italiana.
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Intervista a D.M. sulle stratificazioni interne alla composizione giovanile
Comprendere per organizzare, organizzare per comprendere è questa la cifra della conricerca. In questo senso l’intervista a D.M. (militante, classe 99) che presentiamo cerca di dare concretezza al primo di questi due movimenti. Comprendere cosa sta succedendo tra i giovani è di una fondamentale importanza politica, soprattutto in tempi in cui i tradizionali circuiti militanti non riescono più ad organizzare questo indispensabile pezzo di composizione sociale e la pandemia ne sta ridisegnando le forme di vita. L’intervista, che va soprattutto apprezzata non tanto perché parla un giovane in quanto tale ma perché parla un militante che è in grado di valorizzare in termini di analisi politica la sua determinata collocazione sociale (capacità rarissima e preziosissima) avverte di non pensare i giovani come un blocco sociale omogeneo. Al suo interno le stratificazioni sono molte e importanti e bisogna tenerne conto se la domanda a cui vogliamo rispondere é: qual è il soggetto che può organizzarsi per una politica della rottura?

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Recensione di Gigi Roggero a «Lenin. La formazione di un rivoluzionario (1870-1904)»
Nei mesi scorsi è uscito il primo volume del progetto biografico su Lenin di Guido Carpi. In questa recensione Gigi Roggero sostiene che il sottotitolo, “La formazione di un rivoluzionario (1870-1904)”, oltre a indicare il periodo su cui il libro si concentra, può essere inteso in un doppio senso: quello più strettamente biografico, come fa l’autore, o quello più complessivo, in quanto processo di soggettivazione di una nuova figura di militante rivoluzionario. Nel complesso, si tratta di un testo e di un progetto utili per ripercorrere e «reincarnare» la misteriosa curva della retta leniniana senza cadere nella stucchevole agiografia del marxismo-leninismo o nella rimozione del rivoluzionario maledetto sia a destra sia a sinistra.
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Recensione di Matteo Bronzi a Razmig Keucheyan, I bisogni artificiali. Come uscire dal consumismo (ombrecorte 2021)

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Un saggio di Sergio Bologna
Con qualche decennio di anticipo, il concetto di composizione di classe fa piazza pulita del più vicino, temporalmente, concetto di intersezionalità. Si tratta di due concetti solo apparentemente simili tra loro. Le loro differenze teoriche si traducono in altrettante radicali differenze politiche. In estrema sintesi l’intersezionalità giustappone e interseca le identità oppresse, equiparando la dimensione strutturale di classe a tutte le altre (di genere e razza per esempio, ma la lista delle linee di oppressione si potrebbe allungare); la composizione di classe invece ricomprende le linee di gerarchizzazione lungo le quali la classe è scomposta e articolata dentro la dimensione di classe stessa. Questa diversa impostazione teorica è foriera di prassi radicalmente differenti. Se il concetto di intersezionalità non può che condurre a forme di lotta per il riconoscimento delle identità dentro la gerarchia capitalistica, il concetto di composizione di classe, pur condividendo con il primo un’immagine non uniforme della classe, è teso invece a sovvertire e spezzare la stessa gerarchia capitalistica.
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Riportiamo un estratto (pagg. 143-156) dal libro di Alessandro Lolli La guerra dei meme, 2020, effequ.
Il cammino del giovane nerd (o freak o gamer che si voglia) parte dall’esperienza vissuta dell’emarginazione, la quale ben presto degenera in complesso di inferiorità. Gli viene in soccorso la capacità aggregativa della rete, che permette di scoprire e raggiungere i propri simili, in altre parole, coloro che portano il medesimo stigma. Si passa così a una spinta comunitaria che rovescia il vittimismo in voglia di rivalsa e di vendetta. Il meccanismo degli opposti porta infine il neonato gruppo a consolidare la propria forza estendendo il campo dell’inimicizia, dalla censura femminista, ai media liberal-progressisti, fino a tutta la società consumistica e globalizzata.