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Note di un'inchiesta di Andrea Rinaldi
Queste note nascono da uno sguardo interno alla variegata composizione dei riders che è molto diversa dall'immagine descritta dai principali media mainstream e da quella raccontata dalle narrazioni sindacali. Quello utilizzato in questo articolo è anche uno sguardo militante cioè non ideologico e attento ad individuare blocchi e possibilità delle soggettività sul campo. La domanda, richiamata nel titolo, attorno a cui il testo ragiona è certamente controituitiva e solleva dei dubbi sulla principale rivendicazione promossa dai sindacati e dai gruppi di movimento.
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Dai No Mask di settembre e No Lockdown di novembre, ai IoApro di aprile e No Green Pass di luglio: continuità e discontinuità si alternano nelle mobilitazioni e nelle piazze intorno cui impazza un furioso dibattito, che vede il fronte del Sì e quello del No confrontarsi intorno allo spinoso tema della “libertà”. Ma è proprio seguendole nella loro processualità e osservandole dall’interno, tutte queste piazze, che viene da chiedersi: di che libertà stiamo parlando? Di quale composizione è espressione? Che spazi di ambivalenza sono (ancora) presenti? E soprattutto: vale la pena continuare a parlare di Green Pass mentre il capitale ha già iniziato a ristrutturarsi e riorganizzarsi in avanti? Un articolo di Julia Page affronta la questione sul terreno dell’inchiesta e della prospettiva militante.

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Recensioni

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Erica Fontana recensisce Una donna promettente, Due estranei e I May Destroy You
Quando film che pretendono di criticare lo status quo vincono agli Oscar, significa che c'è qualcosa sotto. Significa anche che dovremmo vederli. Il frustrante lavoro di guardare questi film ci dirà poco o niente sulle lotte che pretendono di rappresentare, ma ci darà molti indizi sul modo in cui quelle stesse lotte vengono riassorbite e risignificate. Se non avete ancora visto Una donna promettente e Due estranei non preoccupatevi, ho fatto il duro lavoro per voi per mostrarvi che, nonostante tutti i discorsi emotivi degli Oscar, questi film rafforzino esattamente ciò che pretendono di criticare.
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Nicola Baldi recensisce "Crocevia di punti morti. Quattro anime nel pozzo" (effequ 2020), primo romanzo di Matteo Grilli.
“Crocevia di punti morti” di Matteo Grilli (effequ 2020) è un romanzo che fa qualcosa di assurdo: racconta una storia che pur essendo weird ha in qualche modo i piedi ben piantati nella realtà quotidiana della generazione di cui facciamo parte. Impossibilità di fuga dalla provincia, aspettative e promesse annegate nel precariato lavorativo ed esistenziale, esperienza depressiva che il futuro sia già finito sono solo alcuni degli elementi che l’autore affronta, anche attraverso una sperimentazione linguistica mutuata dalla cultura internet dello shitposting.

Formazione

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Per una demistificazione delle ideologie «oggettivistiche» e una prospettiva di democrazia socialista
Nell'ambito del cantiere ospitato dalla sezione formazione di Commonware e intitolato: «Per una critica dell'innovazione capitalistica. Scienza e tecnica tra storia, funzioni politiche e soggettività», pubblichiamo il contributo di Marco Cerotto che, riprendendo il pensiero di Raniero Panzieri, ci propone un'interessante analisi sul rapporto tra macchine, capitale, e tecnica.
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Articolo di Marco Duò sull'uso capitalistico della tecnologia
In questo articolo Marco Duò cerca di dimostrare come il potere delle macchine nella società capitalista derivi dal bisogno delle classi dominanti di integrare il proletariato in un processo produttivo automatico. Vedremo come la questione tecnica riguardante ritmi, rendimento e ingegneria meccanica si rovesci immediatamente in questione politica. Esplorando le convergenti intuizioni di Ure e di Panzieri sull’uso capitalistico delle macchine, l’autore esamina poi la tendenza all’espansione industriale attraverso la lente della ricomposizione di classe. Nella fase storica in questione, infatti, la borghesia cerca di strappare l’operaio dalla produzione domestica per renderlo adatto ai nuovi cicli del sistema-fabbrica. In questa ricostruzione, non sono le invenzioni tecnologiche in sé a guidare lo sviluppo economico, ma, piuttosto, il ruolo che queste svolgono nella lotta di classe, e quindi non solo la loro capacità di incrementare i margini di profitto, ma anche la loro funzione disciplinare