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Dai No Mask di settembre e No Lockdown di novembre, ai IoApro di aprile e No Green Pass di luglio: continuità e discontinuità si alternano nelle mobilitazioni e nelle piazze intorno cui impazza un furioso dibattito, che vede il fronte del Sì e quello del No confrontarsi intorno allo spinoso tema della “libertà”. Ma è proprio seguendole nella loro processualità e osservandole dall’interno, tutte queste piazze, che viene da chiedersi: di che libertà stiamo parlando? Di quale composizione è espressione? Che spazi di ambivalenza sono (ancora) presenti? E soprattutto: vale la pena continuare a parlare di Green Pass mentre il capitale ha già iniziato a ristrutturarsi e riorganizzarsi in avanti? Un articolo di Julia Page affronta la questione sul terreno dell’inchiesta e della prospettiva militante.
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di Valeria Marzio
Sono una militante politica e vorrei raccontare qualcosa che mi è capitato di osservare negli ultimi tempi nella città di Bologna. Qualcosa che non avevo mai visto e che mi ha stupito: un militante dovrebbe infatti essere curioso e lasciarsi stupire dalla realtà in cui è collocato. Viceversa mi trovo spesso in un ambiente dove tutti dicono come gestire le cose che succedono, perciò, visto che è nel mondo che si assumono rischi e si prova l’insicurezza guardandolo in faccia, ho deciso di non avere come referente di questo racconto quegli ambienti apparentemente sicuri da cui io stessa provengo e di  fornire a chi legge delle ipotesi parziali, degli spunti di controtendenza, chissà che certe cose non possano anche andare oltre i confini di questa città

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Nicola Baldi recensisce "Crocevia di punti morti. Quattro anime nel pozzo" (effequ 2020), primo romanzo di Matteo Grilli.
“Crocevia di punti morti” di Matteo Grilli (effequ 2020) è un romanzo che fa qualcosa di assurdo: racconta una storia che pur essendo weird ha in qualche modo i piedi ben piantati nella realtà quotidiana della generazione di cui facciamo parte. Impossibilità di fuga dalla provincia, aspettative e promesse annegate nel precariato lavorativo ed esistenziale, esperienza depressiva che il futuro sia già finito sono solo alcuni degli elementi che l’autore affronta, anche attraverso una sperimentazione linguistica mutuata dalla cultura internet dello shitposting.
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Recensione di Gigi Roggero a «Lenin. La formazione di un rivoluzionario (1870-1904)»
Nei mesi scorsi è uscito il primo volume del progetto biografico su Lenin di Guido Carpi. In questa recensione Gigi Roggero sostiene che il sottotitolo, “La formazione di un rivoluzionario (1870-1904)”, oltre a indicare il periodo su cui il libro si concentra, può essere inteso in un doppio senso: quello più strettamente biografico, come fa l’autore, o quello più complessivo, in quanto processo di soggettivazione di una nuova figura di militante rivoluzionario. Nel complesso, si tratta di un testo e di un progetto utili per ripercorrere e «reincarnare» la misteriosa curva della retta leniniana senza cadere nella stucchevole agiografia del marxismo-leninismo o nella rimozione del rivoluzionario maledetto sia a destra sia a sinistra.

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Articolo di Marco Duò sull'uso capitalistico della tecnologia
In questo articolo Marco Duò cerca di dimostrare come il potere delle macchine nella società capitalista derivi dal bisogno delle classi dominanti di integrare il proletariato in un processo produttivo automatico. Vedremo come la questione tecnica riguardante ritmi, rendimento e ingegneria meccanica si rovesci immediatamente in questione politica. Esplorando le convergenti intuizioni di Ure e di Panzieri sull’uso capitalistico delle macchine, l’autore esamina poi la tendenza all’espansione industriale attraverso la lente della ricomposizione di classe. Nella fase storica in questione, infatti, la borghesia cerca di strappare l’operaio dalla produzione domestica per renderlo adatto ai nuovi cicli del sistema-fabbrica. In questa ricostruzione, non sono le invenzioni tecnologiche in sé a guidare lo sviluppo economico, ma, piuttosto, il ruolo che queste svolgono nella lotta di classe, e quindi non solo la loro capacità di incrementare i margini di profitto, ma anche la loro funzione disciplinare
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di Guido Bianchini
​​​​​​​In questo scritto – rielaborazione di Guido Bianchini a un documento molto più esteso presentato all'interno del dibattito sull'organizzazione in Potere Operaio dopo l’autunno caldo del 1969 – gli operaisti di Modena e Ferrara analizzavano a fondo il “modello emiliano” di sviluppo, una particolare via di modernizzazione capitalistica “controllata” e “armoniosa” gestita dalle sinistre e differente da quella avvenuta tumultuosamente a Torino, Milano o Porto Marghera negli anni Cinquanta e Sessanta, centro del ciclo di lotte dell’operaio-massa.