scienza

Pandemia e microbiologia del potere

Coniglio
Un articolo di Borne su governo e pandemia
Un evento imprevisto, imprevedibile e per di più continuato, come una pandemia, espone allo stesso tempo i limiti e la parte più essenziale dell'arte di governo: la (in)capacità di far aderire il corso degli eventi a un racconto compatibile con l'insieme degli apparati di potere; nel caso degli Stati moderni, quindi, fare in modo che gli aspetti spettacolari-economici che regolano le vite, continuino ad avere senso.
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Cittadino-consumatore e cittadino-paziente

Intervista sull’emergenza a Ugo Mattei - di Julia Page
L’emergenza Coronavirus ci ha sicuramente messo davanti ad uno scenario inedito. Tuttavia, la sua eccezionalità non sta tanto nella sua dimensione “emergenziale” - dispositivo, quello dello stato d’emergenza, ormai rodato da diversi anni in Occidente, tra terrorismo, terremoti ecc. - quanto piuttosto nel suo carattere sanitario. Questa peculiarità sembra aver fatto sì che l’asse del discorso si sia spostato tutto dal piano politico a quello scientifico, con la conseguente assunzione, da parte delle istituzioni dell’industria tecnoscientifica - incarnate nell’OMS o nella Protezione Civile italiana - di un ruolo immediatamente politico. E l’eliminazione del dato politico dall’equazione, con uno schiacciamento sull’approccio scientifico, fa sì che i processi di individualizzazione della popolazione vengano sempre più esacerbati in chiave di “colpa” e responsabilità: un po’ come accade con il discorso ambientalista, il nemico non è più individuato verticalmente, ma orizzontalmente. E così, nemico è il runner, il vicino che non sta in casa, e - procedendo per analogia - chi non fa la raccolta differenziata. Il dominio della Scienza, poi, sembra aver esasperato anche un altro aspetto, che è quello che interessa il binomio Libertà/Sicurezza: se nell’ordine del discorso capitalistico tanto l’una quanto l’altra assumono il carattere di merce, l’emergenza Coronavirus sembra aver generato la situazione paradossale in cui tutti finiscono per prediligere la merce-sicurezza rispetto alla merce-libertà.

Il virus del catastrofismo

Intervista sul coronavirus di Veronica Marchio e Giuseppe Casale a Franco Piperno
Ci pare di essere di fronte alla proclamazione di uno stato d’eccezione e d’emergenza costruito dai media e dall’opinione pubblica. Ovviamente non perché il coronavirus sia un’invenzione, un complotto o sia stato creato in qualche segreto laboratorio, ma perché a fronte di numeri tutto sommato modesti di mortalità, se paragonati a quelli delle abituali influenze, si è generato un fenomeno di psicosi di massa alimentato non dalla mancanza di informazione (come si è detto per la Cina) ma dalla sua inflazione. I governi rispondono a tale psicosi con misure demagogico-psicotiche, creando un circolo vizioso che può potenzialmente produrre – ad esempio – la paralisi delle strutture sanitarie, o fenomeni di carestia artificiale, per non parlare dell’ulteriore frammentazione e militarizzazione della vita pubblica. Cosa ne pensi? «Questo quadro è un esempio per alcuni versi pericoloso e tragico, di come ci sia una realtà virtuale che viene gonfiata e trasformata in qualcos’altro.»
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