ceto medio

Vite di commessi elettori. Le elezioni americane e la «middle class»

casa rec
Sarah Jones recensisce «The Sinking Middle Class» di David R. Roediger
«Per una volta in vita mia vorrei possedere qualcosa interamente prima che si rompa» dice Willy Loman, il protagonista di Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller. È una frase che per David R. Roediger, autore di The Sinking Middle Class (OR Books, 2020) descrive bene la condizione della classe media che vive acquistando costantemente a credito. Ma a ben pensarci è la condizione stessa della classe media a essere in bilico, a non essere mai «posseduta interamente» ma sempre in modo precario e parziale, a essere «sempre già rotta».

L'inquietante fiuto dei pazzi

jkrwar
Il complottismo è il sintomo della fine di un’epoca, della perdita di senso, della percezione che il domani non sarà migliore di oggi, che la promessa del progresso è andata a farsi fottere.
Per amor di chiarezza, tagliamo il discorso con l’accetta. In questa fase vediamo due tipologie di mobilitazioni politiche che, su scala internazionale, stanno raccogliendo una composizione che travalica l’esausto ceto politico delle sinistre e delle destre, movimentiste o meno: da una parte le mobilitazioni che vengono rubricate – in modo spesso riduttivo e talora addirittura fuorviante – sotto l’etichetta della identity politics, ovvero antirazziste (esemplificate ma secondo noi niente affatto contenute dal logo Black Lives Matter), ecologiste (Fridays for future), femministe (Non una di meno), dall’altra quelle che, sintetizzando, sono state definite – con un’accezione perlopiù negativa – complottiste, ovvero mobilitazioni contro la cosiddetta «dittatura sanitaria», vaccini, tecnologia 5G e più in generale contro i sordidi progetti dell’«élite globalista», visibile o occulta che sia. Se le prime, a queste latitudini (e, precisiamo, con significative differenze ad altre latitudini), sono le mobilitazioni che attraggono l’attenzione di una sinistra che si vuole illuminata, le seconde sono espressione di quella che si può chiamare deep society. Entrambe le tipologie, crediamo, sono in buona misura sintomo e manifestazione, per quanto superficiale e in modo tutt’altro che univoco, oltre che nei loro non infrequenti intrecci o scontri, di un processo ben più profondo e strutturale: la crisi dei ceti medi. Dentro questo fenomeno, ormai ben più di una semplice tendenza, occorre porsi strategicamente.

Per scomporre l’orologio della modernità

ch
A mo’ di una recensione di Gigi Roggero sulla trilogia di Raffaele Alberto Ventura
Leggeteli, i libri di Raffaele Alberto Ventura. Non solo l’ultimo, «Radical Choc» (Einaudi 2020), ma anche quelli precedenti, «Teoria della classe disagiata» e «La guerra di tutti» (minimum fax 2017 e 2019). In una sorta di trilogia, ci sembra che già il primo volume contenga le tesi e gli argomenti centrali. Aggiornando Thorstein Veblen, che definiva «agiata» una classe oziosa e improduttiva, che spende nei consumi per lo status, Ventura propone una teoria di quella classe diventata «disagiata».
Etichette

La crisi smascherata. Reportage dalla piazza No Mask

clown mask
Reportage di Julia Page dalla manifestazione No Mask tenuta a Roma il 5 settembre
Da qualche tempo sembrerebbe essere tornato in voga un vecchio adagio, per cui bisognerebbe «fare quel che si dice, dire quel che si fa». Fedeli a questo assunto, abbiamo pensato che convenire sull’avvento di una nuova composizione di riferimento – le famose piazze «spurie», che sempre di più trovano la loro genesi nel declassamento e nella conseguente crisi di mediazione del cosiddetto ceto medio – per poi etichettare a priori (leggi: senza nemmeno avventurarsi in una di queste piazze) i movimenti in ascesa come «imbecilli», «pazzi» o «reazionari», sarebbe da considerare un’operazione se non problematica, quantomeno inutile.

From Kenosha with Love

kenosha
Intervista di Achille Marotta a Zenab Ahmed (Kenosha, Wisconsin) sull'ultimo episodio della rivolta Black Lives Matter, razza e classe nella «rust belt», la crisi del ceto medio statunitense e l’ascesa dei gruppi paramilitari di destra.
Come stai? Sei guarita dopo essere stata colpita con un proiettile di gomma? Sì, è quasi a posto, fortunatamente mi hanno sparato sul posteriore. È buffo, ma è anche una fortuna che sia successo lì, se mi avessero sparato alla spina dorsale o anche al coccige avrei avuto un problema davvero grave, quindi l'evoluzione mi ha guardato le spalle. Milioni di anni di evoluzione hanno condotto ad avere un punto del mio corpo dove è sicuro essere sparati. 

Perchè parlare oggi di crisi di mediazione del ceto medio? 

keyhole
Riportiamo un breve estratto (pagg. 73-81) del testo di Romano Alquati, Nicola Negri e Andrea Sormano, intitolato “Università di ceto medio e proletariato intellettuale”.
Il testo, pubblicato nel 1978 per la casa editrice Stampatori, prova ad interrogarsi sulla nuova composizione studentesca che in quegli anni popolava la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. La parte citata è contenuta nel primo saggio (pagg. 9-199) scritto interamente da Alquati. 
Etichette