complottismo

L'inquietante fiuto dei pazzi

jkrwar
Il complottismo è il sintomo della fine di un’epoca, della perdita di senso, della percezione che il domani non sarà migliore di oggi, che la promessa del progresso è andata a farsi fottere.
Per amor di chiarezza, tagliamo il discorso con l’accetta. In questa fase vediamo due tipologie di mobilitazioni politiche che, su scala internazionale, stanno raccogliendo una composizione che travalica l’esausto ceto politico delle sinistre e delle destre, movimentiste o meno: da una parte le mobilitazioni che vengono rubricate – in modo spesso riduttivo e talora addirittura fuorviante – sotto l’etichetta della identity politics, ovvero antirazziste (esemplificate ma secondo noi niente affatto contenute dal logo Black Lives Matter), ecologiste (Fridays for future), femministe (Non una di meno), dall’altra quelle che, sintetizzando, sono state definite – con un’accezione perlopiù negativa – complottiste, ovvero mobilitazioni contro la cosiddetta «dittatura sanitaria», vaccini, tecnologia 5G e più in generale contro i sordidi progetti dell’«élite globalista», visibile o occulta che sia. Se le prime, a queste latitudini (e, precisiamo, con significative differenze ad altre latitudini), sono le mobilitazioni che attraggono l’attenzione di una sinistra che si vuole illuminata, le seconde sono espressione di quella che si può chiamare deep society. Entrambe le tipologie, crediamo, sono in buona misura sintomo e manifestazione, per quanto superficiale e in modo tutt’altro che univoco, oltre che nei loro non infrequenti intrecci o scontri, di un processo ben più profondo e strutturale: la crisi dei ceti medi. Dentro questo fenomeno, ormai ben più di una semplice tendenza, occorre porsi strategicamente.

Evidenza/Esigenza. Un caso limite sul complotto

esigenza
Vultlarp chiede: quale verità esigono coloro che si trovano indosso o adottano la maschera del complotto?
Non intendo certo ripercorrere in queste poche righe la centralità che le «teorie» (o dovrei forse dire «fantasie» o «ipotesi»?) del complotto hanno riguadagnato in senso politico ed esistenziale nella seconda metà degli anni ’10 – fra l’iperstizione trumpista e l’esplodere della pandemia di Covid-19, per intenderci.
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La crisi smascherata. Reportage dalla piazza No Mask

clown mask
Reportage di Julia Page dalla manifestazione No Mask tenuta a Roma il 5 settembre
Da qualche tempo sembrerebbe essere tornato in voga un vecchio adagio, per cui bisognerebbe «fare quel che si dice, dire quel che si fa». Fedeli a questo assunto, abbiamo pensato che convenire sull’avvento di una nuova composizione di riferimento – le famose piazze «spurie», che sempre di più trovano la loro genesi nel declassamento e nella conseguente crisi di mediazione del cosiddetto ceto medio – per poi etichettare a priori (leggi: senza nemmeno avventurarsi in una di queste piazze) i movimenti in ascesa come «imbecilli», «pazzi» o «reazionari», sarebbe da considerare un’operazione se non problematica, quantomeno inutile.

Sei tesi su complottismo e rivoluzione

Complottiamo
Un contributo di Alessandro Lolli, autore de La guerra dei meme (effequ 2017), il quale del complottismo si è già occupato: sei tesi dallo sguardo obliquo articolate per punti, utili per cominciare ad aprire un dibattito necessario sulla questione
Sempre più spesso, non solo come militanti politici, ci troviamo a confrontarci con il “complottismo”, o meglio, con le “soggettività complottiste”. Un fenomeno complesso che ha raggiunto una massa critica tale, all’interno delle società in cui viviamo™ e soprattutto della composizione di classe, da non poter più essere ignorato, tanto meno ridicolizzato o respinto. Attenzione: non si tratta qui di giustificare e assumere le credenze o le ideologie complottiste come veritiere, o, specularmente, schiacciarsi e riprodurre gli atteggiamenti e la narrazione delle centrali di produzione della verità dominante. Crediamo invece sia più proficuo indagare i processi materiali e soggettivi alla base della diffusione del fenomeno, per ricercarne origini, tendenze, fratture e possibili ambivalenze.
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