populismo

Il Grande Contraccolpo: ascesa e prospettive del neostatalismo

lookout
Recensione di Paolo Gerbaudo, Controllare e proteggere. Il ritorno dello Stato, Milano, Edizioni nottetempo, 2022 (ed. orig. The Great Recoil: Politics After Populism and Pandemic , Brooklyn, Verso Books, 2021)
Per Paolo Gerbaudo lo shift a cui stiamo assistendo ha, in realtà, radici e conseguenze ancora più profonde di quanto il panorama economico e finanziario lasci intravedere. Esso, infatti, non si sostanzia semplicemente nell’abbandono dell’austerità, ma si presenta piuttosto come un vero e proprio rilancio dello stato interventista come guida economica e soprattutto politica nella società. «Siamo tutti statalisti adesso», si può leggere in un articolo di «Foreign Policy» del marzo 2020.

Onda contro onda

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di Paolo Mossetti
Riprendiamo questo articolo di Paolo Mossetti che a dieci anni dalla rivolta del 14 dicembre 2010  traccia un' interessante genealogia della fase politica che attraversiamo, caratterizzata dall’ascesa prima e dal declino (definitivo?) poi del «momento populista». Quel giorno di dieci anni fa il fuoco della rivolta di un movimento nato e cresciuto nelle università incendiò le strade di Roma e assediò i palazzi del potere dove andava in scena la farsa del voto di fiducia al governo Berlusconi.
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Fine del momento populista?

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Ipotesi di lettura sull'America post-Trump. Di Raffaele Sciortino.
Nulla dice di più sullo stato del mondo attuale del fatto che gli Stati Uniti sempre più si presentano come una equazione impossibile. Il primo paese mercantile-capitalistico puro nella storia - privo di un passato premoderno - si divincola tra la crisi del suo comando globale e l’impossibilità di ripristinarlo nella cornice consueta dell’ordine internazionale liberale, tra spinte anti-globalizzazione e destino che ne fa la nazione “indispensabile”, per sé e per le altre, del sistema mondiale, tra crescente polarizzazione interna e aleatorietà di qualunque nuovo patto sociale che possa ricostruire un grande consenso, tra scarico dei costi all’esterno e montante riottosità di alleati e avversari a sostenerli al modo di prima.

La crisi smascherata. Reportage dalla piazza No Mask

clown mask
Reportage di Julia Page dalla manifestazione No Mask tenuta a Roma il 5 settembre
Da qualche tempo sembrerebbe essere tornato in voga un vecchio adagio, per cui bisognerebbe «fare quel che si dice, dire quel che si fa». Fedeli a questo assunto, abbiamo pensato che convenire sull’avvento di una nuova composizione di riferimento – le famose piazze «spurie», che sempre di più trovano la loro genesi nel declassamento e nella conseguente crisi di mediazione del cosiddetto ceto medio – per poi etichettare a priori (leggi: senza nemmeno avventurarsi in una di queste piazze) i movimenti in ascesa come «imbecilli», «pazzi» o «reazionari», sarebbe da considerare un’operazione se non problematica, quantomeno inutile.

La risonanza globale delle lotte

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Recensione di Alessio Resenterra a «Liaisons Italia» n.1: «In nome del popolo»
Se in «In nome del popolo» c’è una pretesa, un tentativo, non è certo quello di farsi ammirare per lo sforzo creativo nella scrittura o nel linguaggio, seppur importante, ma quello di essere una bussola in grado di orientarci in quel deserto politico chiamato «Movimento», che in Italia, ormai da troppi anni, è diventato l’apparato che imbriglia qualsiasi tentativo di fuoriuscita dallo stato di cose presenti.