razzismo

Questa recensione contiene spoiler: La vittima muore

Una donna promettente
Erica Fontana recensisce Una donna promettente, Due estranei e I May Destroy You
Quando film che pretendono di criticare lo status quo vincono agli Oscar, significa che c'è qualcosa sotto. Significa anche che dovremmo vederli. Il frustrante lavoro di guardare questi film ci dirà poco o niente sulle lotte che pretendono di rappresentare, ma ci darà molti indizi sul modo in cui quelle stesse lotte vengono riassorbite e risignificate. Se non avete ancora visto Una donna promettente e Due estranei non preoccupatevi, ho fatto il duro lavoro per voi per mostrarvi che, nonostante tutti i discorsi emotivi degli Oscar, questi film rafforzino esattamente ciò che pretendono di criticare.

Black Fire. La complessità del sistema-razzismo

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Recensione di Gabriele Proglio a «Black Fire» (a cura di Anna Curcio, DeriveApprodi 2020).
Come ogni raccolta, anche Black Fire – a cura di Anna Curcio (collana Input, Derive Approdi 2020), può essere letta in molteplici prospettive. La prima, forse la più immediata, segue la traiettoria storica dei neri nelle Americhe, dalle resistenze alla schiavitù fino alle proteste siglate Black Lives Matter. Curcio, nelle pagine introduttive, riflette proprio sull’urgenza di «cogliere la profondità storica» delle rivolte nere, sullo smarcarsi dalla proposta mainstream delle insorgenze come mero epifenomeno, «come reazione o effetto per la morte di un afroamericano per mano di un poliziotto bianco».

Dinamite nel ghetto

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Estratto del libro "Black fire. Storia e teoria del proletariato nero negli Stati Uniti"
Pubblichiamo un estratto del libro curato da Anna Curcio e intitolato Black Fire. Storia e teoria del proletariato nero negli Stati Uniti. Il testo, fresco di stampa, è stato pubblicato per la collana Input della casa editrice DeriveApprodi e contiene al suo interno testi di C.L.R. James, George P. Rawick, Sojourner Truth, Malcolm X, Eldridge Cleaver, Huey P. Newton, Stokely Carmichael e Charles H. Hamilton, League of Black Revolutionary Workers, Angela Y. Davis, Assata Shakur, Cedric J. Robinson, Alvaro Reyes, Asad Haider.

From Kenosha with Love

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Intervista di Achille Marotta a Zenab Ahmed (Kenosha, Wisconsin) sull'ultimo episodio della rivolta Black Lives Matter, razza e classe nella «rust belt», la crisi del ceto medio statunitense e l’ascesa dei gruppi paramilitari di destra.
Come stai? Sei guarita dopo essere stata colpita con un proiettile di gomma? Sì, è quasi a posto, fortunatamente mi hanno sparato sul posteriore. È buffo, ma è anche una fortuna che sia successo lì, se mi avessero sparato alla spina dorsale o anche al coccige avrei avuto un problema davvero grave, quindi l'evoluzione mi ha guardato le spalle. Milioni di anni di evoluzione hanno condotto ad avere un punto del mio corpo dove è sicuro essere sparati. 

L’avatar mimetico del razzismo

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Intervista ad Ambalavaner Sivanandan - di Avery Gordon
A distanza di circa 7 anni dalla sua prima uscita ripubblichiamo una nota intervista di A. Gordon all’intellettuale e militante Sri Lankese A. Sivanandan (1923-2018), tradotta da Anna Curcio per Commonware e pubblicata su «Il manifesto» il 18 dicembre 2013.
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Le geografie del capitalismo razziale

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Un recente intervento di Ruth Wilson Gilmore sulle geografie del capitalismo razziale.
Tra le più stimolanti voci dell'antirazzismo critico contemporaneo, Ruth Wilson Gilmore è una geografa e militante abolizionista che ha concentrato il suo lavoro politico e intellettuale sullo studio del complesso carcerario-industriale e sui processi di criminalizzazione e incarcerazione di massa della popolazione afroamericana negli Stai uniti.
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Il razzismo dell'accoglienza e lo stato di emergenza

Intervista di Antonio Alia a una operatrice del circuito Sprar
Spesso il circuito Sprar viene identificato come la faccia positiva del sistema d'accoglienza. Questa intervista ci consente però di vedere come anche quella che a sinistra viene generalmente indicata come la buona accoglienza riproduca l'inferiorizzazione e la razzializzazione dei e delle migranti. La crisi sanitaria ha esasperato questo aspetto del sistema e reso palese la sua organicità al più ampio governo delle migrazioni. Come si evince dall'intervista, il mandato che le Istituzioni committenti hanno indicato agli operatori e alle operatrici del settore in seguito all'esplosione della crisi epidemica è quello di sorvegliare la popolazione migrante che hanno in carico. Pratica evidentemente discriminatoria che lascia intravedere il radicato razzismo istituzionale degli apparati di Stato e che ci ricorda come l'applicazione dello Stato di emergenza sia differenziato lungo linee di genere, classe e razza. Va sottolineato che inferiorizzazione e razzializzazione non sono fenomeni esclusivi del settore dell'accoglienza ma riguardano complessivamente quella che abbiamo chiamato industria del sociale. L'altro elemento interessante di questa intervista è la definizione di servizio essenziale. Come spiega bene l'operatrice solo pochissimi aspetti del suo lavoro possono essere considerati davvero essenziali e quindi non possono essere interrotti dal lockdown, molti altri invece sono superflui. Si può dunque pensare che i servizi di accoglienza siano stati inseriti tra quelli essenziali esclusivamente per consentire all'Istituzione di sorvegliare la popolazione migrante. Di nuovo l'inferiorizzazione dell' “utente” migrante è contemporaneamente causa e conseguenza del suo controllo. Un altro aspetto rilevante dell'intervista che presentiamo sono le forme latenti di rifiuto che si sono attivate in questa contingenza e che riguardano proprio la funzione di controllo che l'Istituzione vorrebbe attribuire agli operatori e alle operatrici e che devono scontrarsi con un sistema di deresponsabilizzazione politica che complica l'individuazione della controparte. Rifiuti che da un lato esprimono una sorta di negazione rispetto ai tratti più problematici del proprio ruolo e dall'altro invece una maggiore identificazione con gli aspetti ritenuti positivi.

Cronache di ordinaria psicosi

Articolo di Guglielmo Borsiere su paura e violenza razzista ai tempi del virus
Durante l’inverno più caldo che si sia mai registrato, è un sabato sera stranamente freddo quello bolognese. La città della movida universitaria appare svuotata. I locali sono chiusi e quelli aperti non fanno consumare all’interno. Le vie del divertentismo, che di solito ospitano chiassose mandrie di giovani in cerca di improbabili avventure alcoliche, rimangono quiete e silenziose. Certo il panorama non è ancora apocalittico. Svariati gruppetti di superstiti attraversano le strade del centro incerti sul da farsi, migrando da un bar all’altro nel tentativo di dare un senso a questo clima rarefatto. La socialità ai tempi del coronavirus.
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