D.M.

Al di là del «depressismo». Sulla condizione giovanile

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Intervista a D.M. sulle stratificazioni interne alla composizione giovanile
Comprendere per organizzare, organizzare per comprendere è questa la cifra della conricerca. In questo senso l’intervista a D.M. (militante, classe 99) che presentiamo cerca di dare concretezza al primo di questi due movimenti. Comprendere cosa sta succedendo tra i giovani è di una fondamentale importanza politica, soprattutto in tempi in cui i tradizionali circuiti militanti non riescono più ad organizzare questo indispensabile pezzo di composizione sociale e la pandemia ne sta ridisegnando le forme di vita. L’intervista, che va soprattutto apprezzata non tanto perché parla un giovane in quanto tale ma perché parla un militante che è in grado di valorizzare in termini di analisi politica la sua determinata collocazione sociale (capacità rarissima e preziosissima) avverte di non pensare i giovani come un blocco sociale omogeneo. Al suo interno le stratificazioni sono molte e importanti e bisogna tenerne conto se la domanda a cui vogliamo rispondere é: qual è il soggetto che può organizzarsi per una politica della rottura?
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Vent'anni e non sentirli

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Riflessioni di D.M. (classe 1999) su giovani, composizione di classe e militanza
Quella generazione che ha interiorizzato (anche nella scelta dell’università), il paradigma delle aspirazioni stanche e che guarda al proprio futuro con un cinismo piatto e neanche più (nel senso stretto della parola) pessimista, piuttosto che con la paura che media, politicanti e gruppi indie di 40enni vorrebbero dipingergli addosso. Insomma: se il futuro arriva, di positivo non ci si aspetta nulla, di ciò che invece avverrà di negativo difficilmente si resterà sorpresi. La delusione ha lasciato spazio alla disillusione. Il fatto che le cose possano solo peggiorare è assodato e non stupisce più di tanto. Per riprendere il testo di uno striscione appeso al balcone di qualche universitario quarantenato ai tempi del lockdown: andrà tutto a puttane.
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